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La cadrèga.

Monday, July 5th, 2010

Filologia spicciola.

Cadrèga: Alterazione volgare di Cattedra (dal grego Kathèdra). In Italiano anticamente era carrega, con il significato di sedia o scranno.
In dialetto Lombardo, Piemontese e Molisano è tutt'ora "Cadrega", mentre in dialetto Veneto, Trentino, Emiliano, Friulano, Ligure ha perso la "d" diventando "carega" (sempre con il significato di sedia) da non confondere con le dolomiti del gruppo della Carega.

E’ arrivato Ken!

Friday, June 4th, 2010

Ovviamente anche lui riceverà un soprannome di battaglia (che io e la moglie diamo ai nostri colleghi), ma per ora su questo blog verrà chiamato "Hokuto no Ken" per gli amici "Ken".

Ken arriva con furore dal Giappone. E' un post-doc, ha una certa età (bho? 35 anni? indagherò.) e, appunto, ha iniziato il secondo post-doc qui da noi proprio l'altro ieri.

Facciamo un breve passo indietro. Circa 9 mesi fa (non ricordo di preciso la data) è venuto in visita a tenere un seminario e ad essere intervistato dal nostro capo. Il giorno dopo la partenza di Ken, il capo ci ha chiesto impressioni per capire se assumerlo o meno. Più o meno con tono allegro ed entusiasta abbiamo risposto in coro che "non siamo riusciti a capire se è bravo o no perché non capisce uno stracazzo di niente di Inglese". Il nostro capo ha detto che non ha avuto questa impressione, fatto stà che l'ha preso. Pace, Amen.

Torniamo ai giorni nostri. Martedì è arrivato a Losanna e Mercoledì mattina si è presentato puntuale in ufficio per sistemare la parte burocratica con la segretaria. Per pranzo arriva in lab per venire a mangiare con noi. La segretaria (una signora Svizzera di 60 anni che parla abbastanza bene l'Inglese) esordisce con un "Ken e io abbiamo deciso che frequenterà un corso intensivo di Inglese a partire dalla prossima settimana, perché fa un po' fatica visto che la sua pronuncia è un diversa dalla nostra".
Poi in Francese aggiunge "Ah non so. Dopo 10 minuti che ci parlavo mi sono resa conto che non aveva capito niente di quello che ho detto. Non so come farà. Abbiamo fatto il test on-line per l'ammissione al corso, l'ho fatto anche io e ho finito 15 minuti prima di lui. Comunque almeno ha una buona comprensione dello scritto."
Almeno.

Ottimo inizio. Speravo che avesse fatto un corsettino accelerato English-for-dummies prima di venire in Svizzerlandia, ma non avrà avuto tempo.
Comunque l'abbiamo portato a pranzo e non ha proferito verbo. Dopo è arrivato il tecnico per sistemargli il Macbook Pro in rete, installargli e configurargli posta, server vari e stampanti ed ha faticato parecchio per capire il Mac OS in Giapponese… con lui che "traduceva" a spanne…
Poi l'ho portato ad un mini supermercato nel campus, gli ho mostrato dove può prelevare soldi col bancomat, dato una mappa della città, mostrato dove prendere la metro e gli ho detto che verso le 18 io e la moglie saremmo andati a fare la spesa. Se aveva bisogno di cibo o altro sarebbe potuto venire con noi. Più o meno è andata così:

Filippo: "Alle 18 andiamo a fare la spesa in un negozio grande. Vuoi venire o sei troppo stanco?"
Ken: "Aahhhhhh!"
F.: "Ah cosa? Vuoi venire dopo con noi o prendi qualche cosa da mangiare qui per stasera?"
K.: "Ohh yes yes yes!"
F: "Yes cosa? Vuoi comprare del cibo ora? Puoi cucinare dove alloggi? Hai le pentole? Hai la cucina?"
K.: "Aaaahh!"
F.: ….

Ho ripetuto le domande per 10 minuti finché ha capito e detto di voler venire con noi al centro commerciale. Arrivati lì alle 18.15 ed entrati nel supermercato io e la moglie non sapevamo se metterci le mani nei capelli o strapparceli del tutto. In pratica era tutto un "vorresti questo? o vorresti l'altro? vuoi una pentola? vuoi dei piatti? vuoi del riso? vuoi delle verdure? vuoi del caffè? vuoi pane? vuoi acqua? vuoi latte? Ken, che casso vuoi????" e lui tutto un "Ahhh! Yes! Ahhh! Yes!! Yessss! Ohhhh yes yes!" e non prendeva niente.
Dopo 45 minuti siamo usciti con la nostra spesa e una settantina di franchi di spesa sua tra cui:

1 padella
1 cucchiaio
1 forchetta
1 piattino da dolce (perché il piatto normale per lui costava troppo……)
3 bicchieri (la confezione era solo da tre)
1 tazza
2 buste di riso precotto da scaldare in microonde
2 buste di zuppa istantanea
1 sacchetto di pan carré
1 bussolotto di detersivo per vestiti
1 pezzo di formaggio
1 litro di latte
1 sacchetto di insalata
1 bottiglia di condimento per insalata
1 sacchettino di orsetti gommosi

Ora, io e la moglie non siamo assolutamente dei criticoni verso chi non conosce le lingue. Io per primo mi sono trovato in America che l'Inglese l'avevo parlato per l'ultima volta 8 anni prima e qui da due anni non so ancora dire qualche strafalcione in Francese. La moglie è arrivata in Svizzera a far casino tra Inglese e Francese e a mala pena si ricorda di parlarmi in Italiano. E di certo capisco e mi rendo perfettamente conto di quanto Ken possa sentirsi spaesato e in difficoltà, tanto che gli ho dato il mio numero e gli ho detto di chiamarmi per qualsiasi cosa…

…ma la vedo parecchio, parecchio dura…

Che la festa continui!

Monday, May 17th, 2010

Giovedì della scorsa settimana qui si festeggiava l'ascensione, e siamo rimasti a casa a vegetare per recuperare un po' di forze. Ma, come si dice spesso, il bello deve ancora venire. Giusto per fare invidia al popolo italico che quest'anno non si gode nemmeno un ponte, Lunedì della prossima settimana si festeggia la Pentecoste.
Non sarà un ponte, ma si prospetta comunque un bellissimo e lungo fine settimana! 

(Sempre che non abbiamo da lavorare Sabato e/o Domenica che a quel punto ritiro quello che ho detto…)

Lo sapevate che…

Wednesday, March 3rd, 2010

…il nome scientifico del bufalo indiano (o bufalo d'acqua), con il latte del quale si fa la buonissima mozzarella di bufala, è "Bubalus bubalis"? Io lo trovo un po' divertente come nome.

bubalus bubalis

Da non confondere assolutamente con il bisonte americano, "Bison bison", che in inglese si chiama "buffalo".

A scuola da topolino: …e due!

Wednesday, January 20th, 2010

Il corso sugli animali continua. Dopo la massacrante lezione di ieri su legislazione e burocrazia, siamo passati ad argomenti più interessanti: anestesia, analgesia e eutanasia ("ussanàscia", come la pronuncia una Francese quando spiega in Inglese…). Non mi addentro oltre su dettagli tecnico/scientifici, ma vorrei solo discutere un po' delle brutte abitudini degli "studenti" stranieri.
Non mi riferisco solo a Svizzeri e Francesi, perché questo corso è piuttosto internazionale: ci sono moltissimi Asiatici, Indiani, un po' di Francesi, Inglesi, Americani e chissà cos'altro. Il punto è che tanti, indistintamente dall'età (dai 24 ai 35 anni circa) e dalla nazionalità, quando vogliono escono durante la lezione. L'oratore è lì che òra le sue orazioni e loro prendono, si alzano in piedi ed escono. Chi sta fuori di più, chi meno, si presuppone che vadano in bagno o almeno così credo. In realtà sospetto che alcuni vadano fuori a fumare. Ad uno, per certo, ha suonato il telefono in aula: lui ha risposto, si è alzato continuando a parlare ed è uscito.
I casi non sono nemmeno rari. Su circa 130 persone in tutta la mattinata ne escono più di una ventina.
Gli "insegnanti" tra tutto questo non fanno una piega.
Per inciso, la lezione inizia alle ore 9, alle 11 c'è una pausa di 15 minuti, si riprende e si va avanti fino alle 13. Possibile che queste persone dalla vescica debole non ce la facciano a tenersela per due ore almeno fino alla pausa? Possibile che, mezz'ora dopo la fine della pausa, ci sia gente a cui scappa? Ma andare in bagno in caffetteria, no? E quelli che ci vanno 15 minuti prima della fine delle lezioni??
Mi pare di essere tornato all'asilo… non so voi, ma già alle elementari ero "costretto" a chiedere alla maestra di poter andare in bagno. E la "regola" è diventata via via più restrittiva con il passare degli anni finché era possibile andarci solo al cambio dell'ora. E all'università solo durante la pausa (a volte dopo due ore di lezione).
La mogliettina dice che è perché "è un loro diritto di poter andare in bagno e quindi lo sfruttano", ma se fossi io il professore gli direi chiaro e tondo all'inizio della lezione: "chi va in bagno e si perde qualche minuto di lezione non può fare l'esame"!

Sarò troppo cattivo?? Mha…

Una volta la sapevano lunga…

Monday, December 14th, 2009

Dal libro del Siracide (26, 12-26)

12Qualunque ferita, ma non la ferita del cuore;
qualunque malvagità, ma non la malvagità di una donna;
13qualunque sventura, ma non la sventura causata dagli avversari;
qualunque vendetta, ma non la vendetta dei nemici.
14Non c’è veleno peggiore del veleno di un serpente,
non c’è ira peggiore dell’ira di un nemico.
15Preferirei abitare con un leone e con un drago
piuttosto che abitare con una donna malvagia.
16La malvagità di una donna ne altera l’aspetto,
ne rende il volto tetro come quello di un orso.

17Suo marito siede in mezzo ai suoi vicini
e ascoltandoli geme amaramente.

18Ogni malizia è nulla, di fronte alla malizia di una donna,
possa piombarle addosso la sorte del peccatore!
19Come una salita sabbiosa per i piedi di un vecchio,
tale la donna linguacciuta per un uomo pacifico.

20Non soccombere al fascino di una donna,
per una donna non ardere di passione.
21Motivo di sdegno, di rimprovero e di grande disprezzo
è una donna che mantiene il proprio marito.
22Animo abbattuto e volto triste
e ferita al cuore è una donna malvagia;
23mani inerti e ginocchia infiacchite,
tale colei che non rende felice il proprio marito.
24Dalla donna ha avuto inizio il peccato,
per causa sua tutti moriamo.
25Non dare all’acqua un’uscita
né libertà di parlare a una donna malvagia.
26Se non cammina al cenno della tua mano,
toglila dalla tua presenza.

Preso con la dovuta leggerezza e ironia questo testo della Bibbia fa alquanto sorridere, specialmente alcuni versi (quelli evidenziati). Si, io e la mogliettina ci abbiamo riso un po’ sopra… lei insiste che quello con la faccia da orso sia io, io insisto che lei sia la sabbia e io sia un vecchio con i piedi stanchi che geme amaramente sedendo tra i miei amici!

è partita la partita. – 530

Monday, June 9th, 2008

…come dite? L’italia non ha vinto la partita? Anzi, ha decisamente perso con un 3 a 0 con l’Olanda? Eh si… ce ne siamo accorti guardando direttamente Raiuno. Ma la cosa più triste è che non ci sia stata, per i nostri compatrioti qui in Svizzera, la possibilità di festeggiare ed esultare. Io e la morosa eravamo davvero curiosi di sentire un po’ di strombazzamenti, un paio di petardi, qualche cosa insomma, perchè ieri, quando ha vinto il Portogallo, ci sono stati due colpetti di tromba e basta. Dite che sia perchè ci sono pochi portoghesi?? Noooo!! La Svizzera ne è invasa! Passando per Losanna, in questi giorni, non si fa altro che vedere un tripudio di bandierine Svizzere e Portoghesi con minoranze Francesi e Italiane. è che evidentemente gli immigrati si auto-reprimono come fanno gli elvetici in tutto e per tutto.

Va bene… sarà per la prossima partita… speriamo….

Le porte dell'inferno. – 457

Sunday, February 17th, 2008

Lo sapevo già. La morosa, che è qui da più di un anno, mi aveva avvisato, ma io non ci avevo dato peso liquidando il fenomeno con un: “sei esagerata!”. In realtà le cose non sono così semplici. Parlo dell’abitudine degli Svizzeri di tenere le porte aperte per chi arriva dopo di loro. Esempio: all’ISREC si entra solo con tessera magnetica che tutti i dipendenti hanno a portata di mano visto che serve anche all’interno della struttura per accedere alle diverse zone. Quando si entra dall’ingresso principale, dopo una passerella, gli Svizzeri tengono la porta aperta per chi è dietro di loro. E che c’è di male? Niente!! Se non fosse che tengono la porta aperta anche per chi è 30 metri dietro di loro!! Così quello deve correre per non far aspettare troppo il portinaio di turno.
Non lo faccio apposta, ma proprio non mi viene in mente di tenere la porta aperta a chi è ancora distante!! E qualche giorno fa io e la morosa, uscendo per andare a pranzo in mensa, abbiamo lasciato andare la porta senza pensarci. Una delle segretarie che stava a metà passerella quando ci ha incrociato, con la porta ormai chiusa, ci ha detto in tono piuttosto scocciato e incazzoso “Merci”.
Ma insomma… avevamo fretta, la mensa stava per chiudere, lei era distante, avremmo dovuto star lì ad aspettare? Prende la sua tesserina magnetica e apre come farebbe se non ci fosse nessuno a tenerle la porta!
Comunque una cosa è divertente è che il comportamento è rispettato più o meno da tutti gli stranieri che sono qui da tanto, tranne che dagli Italiani!
Io credo che non mi abituerò e continuerò a sbattergli la porta in faccia…

Oh signore…. OH SIGNORE!! – 368

Thursday, October 4th, 2007

Meno di un’ora fa sono arrivate due studentesse a parlare con la dottoranda del nostro laboratorio che è TA (teaching assistant) per una classe di orticoltura-qualche-cosa. Non sto a riportare il dialogo perchè è stato lunghissimo, ma è incredibile la quantità di domande assurde che ste due ragazze le hanno rivolto. Poche domande prettamente “scientifiche”, molte domande generiche, e perfino lo spelling di alcune parole. Lo spelling. E non pensiate che fossero parole astruse come iso-butyl-propanoic-phenolic acid, ma erano cose tipo “senescence” (senescenza), “stock” (vari significati, ma in questo caso voleva dire tronco), oppure volevano sapere il significato di “green plants” (piante verdi, che sta ad indicare che una pianta non è legnosa come un albero ma è, appunto, verde tipo l’erba).
E lei ha passato un’ora abbondante a rispondere a domande del genere. Cose che in Italia un professore le avrebbe fatte uscire seduta stante dall’ufficio segandole all’esame per almeno cinque volte di fila.
Poi, quando se ne sono andate, ho chiesto lumi e mi ha detto che non hanno una base scientifica forte e questo giustifica tutto.
Mha… non so…
In ogni caso ho riferito ai colleghi che da noi non si va dal professore a chiedere cose del genere e loro mi hanno chiesto cosa deve fare uno che non capisce: arrangiarsi e rifare l’esame finchè non lo passa!!
E quando ho detto loro che al 98% dei prof Italiani non gliene frega niente se gli studenti passano o meno si sono messi a ridere… e mi hanno risposto che è dura da noi!
Non so, sarà che il sistema Italiano mi ha fatto il lavaggio del cervello, ma io ‘ste due le avrei liquidate in cinque minuti dicendo di procurarsi un buon dizionario!!
Voi che ne dite?

P.S.: Il fatto che gli anglofoni non sappiano nemmeno scrivere le parole che pronunciano o pronunciare quello che leggono è una cosa divertentissima… e nonostante tutto continua a stupirmi.

Com'è bello l'ombrello… – 324

Wednesday, August 22nd, 2007

Ieri è stato brutto tempo per tutta la giornata. Al mattino c’era una pioggia fastidiosa che ha solamente alzato il tasso di umidità, poi per fortuna ha smesso e verso sera la giornata si è volta al bello.
Ma lasciatemi descrivere gli usi e costumi degli Americani in queste situazioni.
L’ombrello non esiste. è un oggetto misterioso. Ogni tanto se ne vede qualche esemplare, ma l’uso di tale oggetto è pressochè sconosciuto. Chi lo usa lo fa solo per una qualche predisposizione naturale o per una specifica preparazione ottenuta con anni e anni di sacrificio.
Insomma… gli Americani si bagnano tranquillamente sotto la pioggia!!! Non è affatto raro vedere gente di ogni età che gira nel pieno di un acquazzone senza nessun riparo. è una cosa su cui rifletto da quando sono arrivato e non ho tutt’ora trovato una spiegazione convincente.
Tra le ragazze più giovani pare di moda, quando piove, indossare ciabatte infradito: evidentemente quando camminano tra le pozzanghere hanno la possibilità di lavarsi automaticamente i piedi.
Ma vediamo il caso di ieri in particolare.
Mattino, mi sveglio, lavatina, vestizione, colazione. Metto fuori la testa dalla porta e vedo che pioviggina e il tempo è decisamente tendente al temporalesco. Afferro il mio ombrello, lo apro e mi incammino verso la fermata dell’autobus dove aspetta una fanciulla sulla ventina rigorosamente senza ombrello e con infradito. Fortunatamente per lei è riparo sotto una micro-tettoia perchè nel frattempo la pioggia si fa più intensa. Io sono tranquillo vicino alla fermata con il mio ombrello.
Arriva l’autobus, saliamo. Ho una quindicina di minuti di viaggio prima di arrivare vicino all’università. In questo lasso di tempo mi guardo in giro ascoltando musica dall’iPod e constato che:
- Ci sono 15 persone, me compreso.
- Due persone hanno un ombrello, me compreso.
- L’altra con tale oggetto è una ragazza… pare più sveglia della media, ma mi accorgo che indossa infradito. Perde 100 punti all’istante.
- C’è un’allegra famiglia: madre Americana, padre Afro-Americano, bocchia di massimo un anno in carrozzina… Il più sveglio è il marmocchio che è mezzo al riparo. Perderà questa abitudine con l’età.
- Un uomo vestito completamente di bianco sembra distinguersi rispetto agli altri perchè pare un santone e perchè indossa un paio di stivaloni da pescatore in plastica verde. Non ha l’ombrello ma se non altro non si bagnerà i piedi.
- Un altro personaggio è un ragazzo sulla trentina che sembra uscito dal film “Cliffhanger“: maglietta e felpa in pile (vi assicuro che nonostante la pioggia non faceva freddo!), pantaloncini corti e scarponcini tecnici da montagna. Nulla più.
- Un ragazzetto di colore già bello che bagnato… deve essersi preso acqua almeno un’ora prima. Ha un vantaggio: almeno non si disidraterà.
Tutti gli altri sono “l’Americano medio” rigorosamente senza ombrello.
Arrivo alla mia fermata, la pioggia scende più copiosa, io apro il mio aggeggio infernale e mi incammino tranquillamente. Incrocio una ragazza senza ombrello e con infradito, mezza fradicia che mi guarda e mi sorride. Io la guardo, le sorrido, rifletto su tutto questo e, camminando, tra me e me penso: “Però… deve proprio scendere acqua santa….”